webrunus

7.5.05

...Grande é a poesia, a bondade e as danças... Mas o melhor do mundo são as crianças...

Ogni mattina faccio circa un chilometro per andare a scuola: una stradaccia sterrata che è un gusto per la mia mountain bike. La rifaccio quattro volte al giorno quella strada ed è un po' come un autolavaggio dello spirito. Sì perché ogni volta da tutte le corti sbucano fuori un sacco di bambini che mi chiamano ripetutamente per nome, chi Paolo, chi Paoro, chi Pauro, e mi rincorrono per battere un cinque, che mi urlano «Trai! Trai!» che in kirundi significa «Salta! Salta!» con la bici, come faccio qualche volta, sollevando un po' entrambe le ruote: niente di speciale, ma a loro sembra un'acrobazia da circo. Tanto basta per diventare l'idolo degli under 10 del quartiere. Nemmeno a videoregistrarli renderebbe l'idea: bisogna venire qui. Beh, vi assicuro che sentirsi osannare 4 volte al giorno da una trentina di bambini entusiasti fa molto bene allo spirito, ricarica le batterie, soprattutto se uno è un esibizionista egocentrico come me. :-)
Lo stesso quando vado a correre: è l'effetto pifferaio magico: entri in un sobborgo e ne esci con un nugolo di una quarantina di marmocchi che ti seguono urlandoti dietro in kirundi frasi per me ancora incomprensibili, a parte la solita, triste: «Muzungu, donne-moi l'argent!» cioè «Bianco, dammi dei soldi». Per un po' me li gusto con la coda dell'occhio, come un orco li metterebbe all'ingrasso, e poi... ZAC! mi giro di scatto e lancio un urlo terrificante per fargli paura, per gioco, e vederli sgattaiolare ovunque per poi riprendere tranquillamente la mia corsa con un sorriso ebete stampato in faccia. E allora, puntualmente, mi torna in mente quel verso di Pessoa che lessi un giorno in un museo in Portogallo: "...Grande è la poesia, la bontà e le danze... ma il meglio al mondo sono i bambini..." [Fernando Pessoa, Liberdade]


André, presidente del mio fan club

La "cricca" di scuola













Dall'orfanotrofio di Kirundo, a un'ora da qui:











A pesca di satelliti

Sono “salpato” alla volta del Burundi alla fine di gennaio con una missione principale: connettere il Lycée Technique A. Rossi di Ngozi ad internet e sfruttarla al meglio. Prima di partire avevo collaudato la parabola VSAT per il collegamento satellitare donata dall’Eutelsat, avevo provato a ripuntarla più volte: non è facile, vi assicuro. Minime variazioni nell’inclinazione o nell’orientamento corrispondono a chilometri sull’orbita dei satelliti geostazionari, che distano circa 36000km dalla superficie terrestre. Pochi giorni dopo la mia partenza, l’antenna è stata spedita qui, dove è arrivata il 9 febbraio. Lungaggini burocratiche inenarrabili hanno ritardato il suo sdoganamento fino al 31 marzo, giorno della sua “liberazione” dal deposito aeroportuale di Bujumbura. Una volta trasportata a Ngozi l’abbiamo montata su di una piattaforma costruita ad hoc e finalmente sabato 9 aprile ho potuto cominciare i tentativi di puntamento verso il satellite W3A. Regolo l’azimuth: 277º Est. Imposto l’inclinazione verticale: 63º scarsi. Nulla. L’analizzatore del segnale rimane piatto come l’elettroencefalogramma di un morto. Armeggio con la polarizzazione, ruotando l’illuminatore. Niente. Eppure dovrebbe essere lì, la frequenza è quella! Sposto un po’ la parabola di qua e di là, su e giù: nada de nada. Mi domando se i cavi siano a posto, tanto immutabile è il segnale sul display. Sono a posto, loro; io invece comincio a incazzarmi di brutto. L’oscurità della sera mi obbliga a rimandare all’indomani. C’è un parametro dell’apparato che non mi convince: chiamo il tecnico dell’Eutelsat in Italia ed effettivamente mi dice di cambiarlo. Quindi la mattina dopo torno alla scuola tranquillo che corretto quello TAC! lo becco subito, ‘sto maledetto satellite. E invece no. Punto e ripunto, ma il display sonnecchia immobile. Come se non bastasse comincia a piovere e io sono in bici, nel fango. Vado a mangiare, col muso. Ritorno nel pomeriggio, con il fedele Dismas, mentre il mio assistente Servillien opta per la pennichella, già rassegnato. Sistematicamente, l e n t a m e n t e, con pazienza, sventagliamo la parabola a Est e ad Ovest di una ventina di gradi e ogni volta alziamo di un grado e dopo un’ora buona…ECCOLO! Tre ondine increspano il display: è proprio lui! Che emozione! Mi sembra di aver pescato il Marlin de “Il vecchio e il mare”: con la stessa pazienza con cui si tira un pesce a riva con la lenza, aggiustiamo il tiro per migliorare la potenza del segnale. Siamo pronti per l’attivazione del collegamento programmata per l’indomani. Lunedì 11 aprile, alle 9:18 il Lycée Technique Alessandro Rossi di Ngozi è la prima scuola pubblica del Burundi ad essere online. [dal "Rossi Life" di maggio, giornalino dell'ITIS A. Rossi di Vicenza]