webrunus

23.4.05

Black out, light in

Qui dove sono se manca la luce per ore e ore
possono succedere cose strane, degne di stupore.
Può capitare di s e n t i r e la notte che scende,
inesorabile,
e non poterci fare proprio niente.
Può capitare di stupirsi ancora
di fronte alla magia del mondo che prima s'indora
e poi quatto quatto,
p i a n o p i a n o
si scolora.
Vedere quel buio che cala ogni giorno da quando sono al mondo
e oggi soltanto assaporarlo fino in fondo.
Può capitare d'incantarsi al vacillare di una fiamma di candela,
mai così bella com'è bella stasera:
notarne quel blu meraviglioso,
il suo danzare suadente, etereo, armonioso.
«Di luce tremula piccola scia,
rischiari stanotte un'anima, la mia».
Può capitare, se vi arride la fortuna,
di ritrovarvi in un dipinto di Magritte, complice la Luna:
un cielo surreale, nuvole sospese,
batuffoli dispersi al nulla appesi...
e sotto la notte,
alberi neri come macchie esplose in un attimo senza tempo.
Può capitare di chiedersi che Progresso sia
quello che ha bisogno che ogni luce sia spenta
per svelare, oltre la quotidiana tormenta,
tutto il bello che si cela
dentro una semplice candela,
che ci nasconde con tutta la sua luce
quel che stasera l'oscurità ricuce:
il legame primo con Madre Natura,
da troppo sepolto in una cultura
che forse in esso avrebbe la sua cura.

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16.4.05

Della povertà

Qui a casa ho 3 guardie, una di giorno, 2 di notte, che però a causa
della turnazione diventano 5 persone. Sono dipendenti di una società
che fornisce questo tipo di servizio qui a Ngozi: servizio considerato
indispensabile da tutti i Bazungu (= i bianchi), ma anche dagli
africani abbienti. I turni sono dalle 7:00 alle 16:30 alle 7:00. I 2
che fanno la notte si alternanto in turni di 4 ore di sonno/vigilanza.
Così tutti i giorni, con un giorno alla settimana di recupero. Il tutto
per 30.000Fbu al mese, pari a 20 euro circa, pari a 30 birre circa,
pari a 4 baguettes al giorno, pari a 60 kg di fagioli, pari a 50 kg di
riso, pari a ipotetiche 10 ore di navigazione in internet, pari a 9
polli, pari a 1 capra, pari a 10 kg di carne macellata, pari a 1/3 di
bicicletta nuova... La ditta invece ne intasca 55.000 di franchi burundesi, per ogni guardia in servizio.
Bene: stasera rientro tutto contento dopo un bellissimo giro in
mountain bike, per queste colline di natura e basta, che brulicano di
gente invisibile fino a quando non la sfiori, che ti rapiscono gli
occhi, che ti salutano, sempre, che ti deridono divertiti per come sei
abbigliato e tu ti senti comunque un figo... insomma, rientro gasato e
racconto il giro che ho fatto alla guardia - Emmanuel, 40 anni, 3
filgli a carico, di 6, 3 e 1 anno. «Mais la-bas c'est chez nous!» Così
scopro che sono passato dalle sue parti, ma soprattutto scopro che 'sto
povero cristo si fa 16km16 a p i e d i ogni giorno per venire a
lavorare qui, e gli stessi 16 per tornare a casa. 3 ore andare, 3 ore
tornare. Ora mi chiedo: ma con tutto sto allenamento, possibile che vai
ancora così piano?


2.4.05

Riflessioni dall'Africa

È notte e sono in una bettola di Bujumbura, tipo che sul davanzale ci sono ancora "le bucce" dei gavettoni dei miei aitanti predecessori in questa stanza, if you know what I mean...
Cosa ci faccio qui? Beh, ero venuto a Buja per recuperare l'antenna parabolica che dovrebbe presto consentire la connessione ad internet della scuola per cui lavoro qui a Ngozi: è arrivata il 9 febbraio e finalmente oggi, dopo quasi 50 giorni di burocrazia, dovevo sdoganarla e portarmela via. E invece no. Perché? Perché in Africa l'unico vero imprevisto è che non ci siano imprevisti. Bisogna provarlo, davvero. Questo paese, se non addirittura questo continente, è una palestra della pazienza: altro che monaci tibetani e eremiti! Piuttosto mona, ebeti e termiti. 3 ore d'attesa per ottenere, supplicandola, la firma di autorizzazione al prelievo del direttore della dogana. Peccato che i dipendenti del deposito dei pacchi oggi avessero consiglio di direzione, pertanto ne hanno approfittato per una bicchierata post riunione, chiudendo prima gli uffici. Ciò ha comportato che non potessi prelevare l'antenna: tant pis, visto che ero già fuori tempo massimo per risalire a Ngozi; infatti la strada per l'interno del paese viene chiusa alle 16:30 per questioni di sicurezza. Le volte precedenti sono passato all'ultimo minuto: EXTENDED TIME! tipo videogioco Rally anni '80. Ma l'inspiegabile è: perché 'sti africani non sono come i napoletani? Perché qui rincoglioniti e attendisti e lì scaltri e geniali? Perché due versioni così diverse dell'arte di arrangiarsi? Si direbbe che anche la selezione naturale ha gettato la spugna. Natura fa rima con cultura, molto. E il fascino magico del confronto culturale è proprio che immergendosi in una cultura altra si scorge la propria in 3D, come con gli stereogrammi, che per vederli devi guardarci attraverso, al di là, fissare un punto dietro il foglio che hai davanti: avete presente? Quel punto, quella cultura, non la vedi, non la puoi vedere perché la visuale è completamente occupata dalla tua di cultura, che prima era una massa informe e piatta di puntini colorati e adesso diventa una figura definita, tridimensionale. E coerentemente non è facile riuscire a vederla, tocca storcere gli occhi ed è fastidioso. L'ortogonalità per esempio. Voi credete che sia una questione di percezione, che è il nostro occhio, come organo di senso, che è in grado di percepire immediatamente un minimo disallineamento tra due linee parallele o ortogonali. 'sti cazzi: quel fastidio innato che si prova di fronte agli 87º e ai 92º è il sedimento di secoli e secoli di estetica, dai greci innanzi. Qui pare non esistere. Non avete idea della pervasività e della rilevanza delle conseguenze di questo "dettaglio". Uno apprezza il valore della precisione. Prima di tornare in Italia a Natale, il mio chauffeur e ormai amico Vénant mi chiede di portargli un K-way al mio ritorno qui. Gli chiedo: "Di che colore lo vuoi?" "Ah, il colore non serve a niente."
l'illuminante sua risposta. Mi fa venire in mente quando ero in Burkina Faso nel 2002: era passato da poco il primo anniversario dell'11 settembre e un mio conoscente indossava una T-shirt con l'immagine di Bin Laden sullo sfondo delle torri in fiamme. Non era certo un fanatico per cui gli ho chiesto come mai: "Lo so, mi imbarazza un po', infatti la uso solo in casa, ma è una T-shirt nuova, non posso mica buttarla via solo perché c'è l'immagine di Bin Laden sopra!". È il primato della funzione. Per fortuna a volte funzione e bellezza coincidono.