Rotolando verso Sud
Sabato 14 aprile parto con Alain, un mio amico della Cooperazione Tecnica Belga, in sella alla sua Toyota RAV4: obiettivo Tanzania. Scivoliamo all'interno del Burundi, ondeggiando tra colline lussurreggianti che non mi stancano mai, punteggiate da qualche urugo, la capanna tradizionale dal tetto di paglia, ineluttabilmente stupefatti dal verde elettrico dei fazzoletti di thé. E intanto parliamo, ci conosciamo meglio, ci raccontiamo le nostre storie... lavoro, famiglia, donne, donne, donne...
Visitiamo una scuola tecnica un po' come la nostra, appoggiata da una ONG belga, poi proseguiamo verso le Chutes de la Karera, tre cascate che costituiscono una delle "attrazioni" turistiche più in auge in Burundi. Effettivamente hanno il loro fascino selvaggio, sembrano piccole falle nella diga verde della foresta.
Alain, da bravo ingegnere, in ogni cascata vede una potenziale centrale idroelettrica, che potrebbe alimentare un florido villaggio turistico: "...ci mettiamo un po' di animali fighi et voilà! Les jeux sont faits!"
L'indomani ripartiamo alla volta della Faille des Allemandes, una gola stretta e profonda dove alla fine della seconda guerra mondiale i tedeschi vennero massacrati dalle truppe belgo-inglesi. Anche qui c'è una cascatella, e la diga di nuovo si impone nell'immaginazione di Alain che scherza su come si potrebbe dare energia a mezzo Burundi con una piccola chiusa di cemento armato di qualche centinaio di metri. Intorno a noi non c'è nessuno: è la prima volta che ci ritroviamo soli in Burundi. Di solito appena ti fermi, dovunque sosti, nel giro di 30 secondi si materializzano persone, che ti scrutano come fossi un UFO in panne. Invece ammiriamo in pace la pianura che si estende sotto di noi... Io cerco di indovinare il confine con la Tanzania; Alain invece sta già ipotizzando dove piazzare le buche di un golf club di successo... Ognuno ha i suoi metodi per scacciare il pensiero che purtroppo siamo 2 maschi etero...
Quando stiamo già andandocene ci dicono che le faglie sono 3, giriamo l'auto e con la guida del parco ci lanciamo su quel che sembra il gretto di un torrente in secca per raggiungere la terza faglia. Merita. In lontananza vediamo un branco di babbuini. Siamo circondati da ragazzini scalzi che saltellano tra i sassi e l'erba come Rimbalzina, vi ricordate la pallina di gomma, quella delle elementari? E lì comincia la regressione: in pochi secondi ho di nuovo 10 anni come loro e mi metto a all'inseguimento dei babbuini, rimbalzando sulle roccie come una protesi mammaria al silicone. Ancora qualche secondo e sono un Neanderthaliensis che si deve procacciare il cibo. Brandisco un sasso e mi appropinquo goffamente ai babbuini mugugnando sonoramente, gli occhi al cielo: sui sottotitoli si legge: "Merda! Mi sono dimenticato di nuovo la clava in grotta!" L'inseguimento è vano: nei millenni ho perso l'agilità di un tempo. Il mio ritorno al presente non è altrettanto rapido: Alain opta per un dardo anestetico e si rimette al volante.
Al risveglio stiamo rotolando allegramente verso sud, tra mille verdi: l'auto fila morbida e silenziosa su di un asfalto stupefacentemente intatto, manca solo la celebre musichetta della Barilla in sottofondo... la sensazione è curiosa, come se il corpo intero mi dicesse che sto guidando la mia auto in Europa, mentre gli occhi vedono Africa tutt'attorno... Cool... Infatti abbiamo sbagliato strada. (Provvidenzialmente ho dimenticato la carta stradale del Burundi a Buja...)
Tentiamo di avvicinare un paio di donne che camminano sul ciglio della strada, per chiedere informazioni, e queste scappano come gatte selvatiche... Forse è vero che i baffi non mi donano. Divertiti, torniamo indietro, fino a ritrovare la deviazione mancata, indicata peraltro da un mega cartello, e via decisi. Arrivati a Mabanda, ultimo paesino prima della frontiera tanzaniana, chiediamo indicazioni ad un poliziotto, che annuisce e ci indica di proseguire: "Sempre dritto!" Sì, il mio dito medio verso di te, stronzo di un puotto: capita infatti che la strada non fosse quella giusta e così perdiamo un'altra ora. Ritroviamo il poliziotto e gli ripassiamo davanti (anche se io insistevo per un'altra preposizione) e finalmente imbocchiamo la pista che porta alla frontiera. Guidare una 4x4 su una rossa strada sterrata africana è un mio sogno di bambino che si realizza. Dopo buoni 45' di prova speciale, arriviamo alla barriera, dove un ufficiale di frontiera ci si avvicina e molto gentilmente ci chiede se abbiamo il fatto il timbro all'ufficio frontiera di Mabanda: MA COME?! Da quando in qua la frontiera non è al confine?! Non abbiamo alternative: torniamo indietro, troviamo il famigerato ufficio, per nulla segnalato, sorrisoni ai funzionari, otteniamo i timbri e via di nuovo per arrivare prima dell'imbrunire. Il fuso orario gioca a nostro sfavore: in Tanzania sono un'ora avanti, e quando arriverremo la frontiera sarà chiusa, ma Alain ed io abbiamo grande fiducia nella nostra creatività. Appena scendiamo dall'auto Alain mi fa: "Ok, stiamo andando a Kasulu per tenere un seminario sul biogas, domattina." Gli sorrido e ci dirigiamo verso l'ufficiale di dogana: gli spieghiamo "...che ci sono 20 persone che domani mattino alle 8 ci aspettano a Kasulu presso il Teachers' College per questo seminario sul biogas organizzato dalla cooperazione tedesca in collaborazione con il governo tanzaniano e l'UNDP, che è per il bene del vostro paese e sarebbe un vero delitto se venisse annullato per un banale ritardo, per di più incolpevole!" Il tipo ci guarda perplesso, Alain ed io vorremmo convincerlo con un campione di biogas home made, ma ci tratteniamo: alla fine accetta, riapre l'ufficio e armato solo di una torcia elettrica cinese, compila tutti i registri fino a darci il sospirato visto (50$!). Simpaticamente ci chiede se non volessimo aggiungere qualcosa per il servizio extra: a differenza dei burundesi non lo pone come un ricatto, al che gli diamo volentieri 5$ di mancia. Usciamo contenti di essercela cavata così facilmente, ma invece veniamo nuovamente bloccati: l'ufficiale che deve dare l'autorizzazione per l'ingresso dell'auto è già rientrato a casa. Risfoderiamo supplicanti la storia del biogas, stile televendita, e facciamo chiamare a casa il tipo, che dormiva già: grugnisce seccato, ma alla fine è gentile e ci fa il servizio: 25$ e non chiede nemmeno l'extra! Incredibile: decidiamo di premiare tanta integrità con i 5$ che non ci ha estorto.
L'indomani visitiamo questo famoso Teachers' College per il quale son venuto fin qui: è la prima scuola della Tanzania ad aver installato un'antenna VSAT tipo la nostra, ancora nel 2002 e guess what: per l'elettricità usano il biogas prodotto dal letame di 10 vacche!
Partiamo per Kigoma, su di una stradaccia polverosa dove le buche non puoi evitarle, puoi solo sceglierle.

Guido e godo, mi sento un po' come in mountain bike in discesa, quando studio la traiettoria. Alain gode un po' meno, visto che l'auto è sua. Il paesaggio è molto cambiato e ci gustiamo le vaste distese tanzaniane, tagliate dalla strada che pare una cicatrice.
Il mattino seguente partiamo per il Gombe Stream National Park. È il più piccolo parco naturale della Tanzania, celebre perché ospita un centro di ricerca che studia gli scimpanzé nel loro habitat da più di 40 anni. È raggiungibile solo con la barca dei pescatori, in 3 ore.

All'entrata del parco ci accoglie una creatura che ha del fiabesco: una fatina grassottella e un po' goffa di quelle che sbagliano sempre la formula magica e finiscono per combinare sembre casini. Qualsiasi cosa diciamo, lei ride. Sarà lei ad accudirci per due giorni, nella guest house del parco: siamo gli unici due turisti presenti.
Il lago Tanganiyka al tramonto è liscio, placido, fresco a puntino... ci facciamo il bagno nudi, in fusione completa con la natura vergine: è davvero un peccato che non siamo gay. Mi allontano per gustarmi appieno l'abbraccio di madre natura alla quale offro tutto quanto posso offire mosso da una riconoscenza atavica, midollare, prerazionale: animale uomo.
Quando esco dall'acqua faccio il mona fingendomi uno scimmione: ricurvo, mi gratto allegramente il culo, senza accorgermi che pochi metri dietro di me sulla spiaggia, una ricercatrice il suo assistente stanno rientrando dalla loro giornata di osservazione etologica... Quando si dice "Non c'è una seconda occasione per dare la prima impressione"...
La mattina dopo di buonora partiamo con la guida alla ricerca degli scimpanzé: ci racconta che hanno il 98% del DNA uguale a quello umano, che una delle 3 comunità presenti nel parco è la popolazione animale studiata più a lungo, worldwide. Intanto ci stiamo addentrando nella giungla, che ci carezza, ci bagna le braccia e le cosce... è una vera e propria immersione. D'improvviso sentiamo un rumore strano, come una raffica sorda: sulla sommità di un albero scorgiamo una scimmia che saltando da un ramo all'altro ne ha scosso via l'acqua che ha rimbalzato sonoramente sulle foglie sottostanti. Che figo. Procediamo sul sentiero in salita sotto la pioggia per un paio d'ore: Lameck, la nostra gioviale guida, è in contatto radio con un "chimp-tracker" uno studioso del centro che segue quotidianamente gli spostamenti del branco degli scimpanzé... sentiamo le loro grida poco distanti: ci stiamo avvicinando. In silenzio procediamo, gli occhi tesi, le orecchie espanse. Eccolo! A terra, una massa nera sta allontanandosi da noi sotto il fogliame. Poco oltre troviamo il chimp-tracker con 2 ricercatori americani del centro (una mi conosce già, ahimé!): infreddoliti dentro il loro poncho stanno osservando 5 scimpanzé appollaiati su un grande albero.

Penso che debbano odiarci, noi turisti, che veniamo qui a turbare l'habitat naturale della comunità che stanno studiando. Invece dalla sua giovialità capisco che uno dei ricercatori non ne può più di annotare ogni 5 minuti 5 cosa stanno facendo gli scimpanzé, chi è vicino a chi, ecc. Chiacchierando mi spiega che questi nostri antenati - che nel frattempo scoreggiano in libertà - trombano dalle 5 alle 10 volte al giorno con partners diverse... Dannato 2%!

Riprendiamo la nostra escursione nella giungla e passiamo attraverso una comunità di babbuini: siamo circondati. I piccoli ci si avvicinano con lo stesso mix di paura e curiosità con cui noi ci avviciniamo con cautela ai loro genitori, che son belli grossi. Che emozione!


Dopo un po' di osservazione reciproca, ci lasciamo e procediamo oltre, nella foresta intricata, riscendendo verso il lago.


Arriviamo il quelli che sembrano essere i bassifondi della comunità dei babbuini: una "sfittinzia" approccia un tipo sul bancone del bar, solo per pavoneggiare le sue sexy chiappe rosa.

Tra gli altri avventori c'è chi abbocca eccitato...

... e chi invece, forse un po' bevuto, minaccia la rissa qualora qualcuno si avvicini alla sua bella, che si sa troppo bella per accontentarsi di lui solo...

Evoluzione?!
Riconquistiamo il campo base tra mille farfalle bellissime che ci svolazzano intorno in festa: fanno una tale allegria che mi rattrista pensare che anche in Europa un tempo ci devono essere state e le abbiamo sterminate.
Il mattino successivo, dopo l'ennesimo pasto a base di mukeke, il pesce popolo del lago, torniamo a Kigoma, stavolta con la barca piena di mukeke fresco fresco...

Il ritorno in Burundi è un vero Camel Trophy: la strada è disastrosa, piove di brutto e con l'auto livelliamo i 30cm di fango colloso interrotti da pozze profonde mezzo metro: per me che guidavo, un orgasmo assoluto. Per Alain, non proprio... Dopo 3 ore abbondanti a passo d'uomo e un paio di impantanamenti da cui siamo usciti solo grazie all'aiuto di alcuni ragazzotti locali - a pagamento, ovviamente - arriviamo sul rettilineo finale che sbocca sulla strada principale. C'è un cartello triangolare poco avanti a noi, che blocca l'accesso alla strada da dove noi faticosamente stiamo arrivando: "Però, che organizzazione! Hanno bloccato la strada per evitare che la gente rimanga impantanata!" Sì, sì, come no...

Non superare i 30kmh?! Una risata convulsiva ci coglie e scioglie la tensione accumulata.
Il ritorno a Bujumbura è molto tranquillo e piacevole: presto ci addentriamo nell'oscurità della notte come nei nostri segreti più intimi, che ci confessiamo vicendevolmente, quasi increduli di fronte alla fiducia reciproca che questi brevi ma intensi giorni ci hanno regalato.
Visitiamo una scuola tecnica un po' come la nostra, appoggiata da una ONG belga, poi proseguiamo verso le Chutes de la Karera, tre cascate che costituiscono una delle "attrazioni" turistiche più in auge in Burundi. Effettivamente hanno il loro fascino selvaggio, sembrano piccole falle nella diga verde della foresta.
Alain, da bravo ingegnere, in ogni cascata vede una potenziale centrale idroelettrica, che potrebbe alimentare un florido villaggio turistico: "...ci mettiamo un po' di animali fighi et voilà! Les jeux sont faits!"
L'indomani ripartiamo alla volta della Faille des Allemandes, una gola stretta e profonda dove alla fine della seconda guerra mondiale i tedeschi vennero massacrati dalle truppe belgo-inglesi. Anche qui c'è una cascatella, e la diga di nuovo si impone nell'immaginazione di Alain che scherza su come si potrebbe dare energia a mezzo Burundi con una piccola chiusa di cemento armato di qualche centinaio di metri. Intorno a noi non c'è nessuno: è la prima volta che ci ritroviamo soli in Burundi. Di solito appena ti fermi, dovunque sosti, nel giro di 30 secondi si materializzano persone, che ti scrutano come fossi un UFO in panne. Invece ammiriamo in pace la pianura che si estende sotto di noi... Io cerco di indovinare il confine con la Tanzania; Alain invece sta già ipotizzando dove piazzare le buche di un golf club di successo... Ognuno ha i suoi metodi per scacciare il pensiero che purtroppo siamo 2 maschi etero...
Quando stiamo già andandocene ci dicono che le faglie sono 3, giriamo l'auto e con la guida del parco ci lanciamo su quel che sembra il gretto di un torrente in secca per raggiungere la terza faglia. Merita. In lontananza vediamo un branco di babbuini. Siamo circondati da ragazzini scalzi che saltellano tra i sassi e l'erba come Rimbalzina, vi ricordate la pallina di gomma, quella delle elementari? E lì comincia la regressione: in pochi secondi ho di nuovo 10 anni come loro e mi metto a all'inseguimento dei babbuini, rimbalzando sulle roccie come una protesi mammaria al silicone. Ancora qualche secondo e sono un Neanderthaliensis che si deve procacciare il cibo. Brandisco un sasso e mi appropinquo goffamente ai babbuini mugugnando sonoramente, gli occhi al cielo: sui sottotitoli si legge: "Merda! Mi sono dimenticato di nuovo la clava in grotta!" L'inseguimento è vano: nei millenni ho perso l'agilità di un tempo. Il mio ritorno al presente non è altrettanto rapido: Alain opta per un dardo anestetico e si rimette al volante.
Al risveglio stiamo rotolando allegramente verso sud, tra mille verdi: l'auto fila morbida e silenziosa su di un asfalto stupefacentemente intatto, manca solo la celebre musichetta della Barilla in sottofondo... la sensazione è curiosa, come se il corpo intero mi dicesse che sto guidando la mia auto in Europa, mentre gli occhi vedono Africa tutt'attorno... Cool... Infatti abbiamo sbagliato strada. (Provvidenzialmente ho dimenticato la carta stradale del Burundi a Buja...)
Tentiamo di avvicinare un paio di donne che camminano sul ciglio della strada, per chiedere informazioni, e queste scappano come gatte selvatiche... Forse è vero che i baffi non mi donano. Divertiti, torniamo indietro, fino a ritrovare la deviazione mancata, indicata peraltro da un mega cartello, e via decisi. Arrivati a Mabanda, ultimo paesino prima della frontiera tanzaniana, chiediamo indicazioni ad un poliziotto, che annuisce e ci indica di proseguire: "Sempre dritto!" Sì, il mio dito medio verso di te, stronzo di un puotto: capita infatti che la strada non fosse quella giusta e così perdiamo un'altra ora. Ritroviamo il poliziotto e gli ripassiamo davanti (anche se io insistevo per un'altra preposizione) e finalmente imbocchiamo la pista che porta alla frontiera. Guidare una 4x4 su una rossa strada sterrata africana è un mio sogno di bambino che si realizza. Dopo buoni 45' di prova speciale, arriviamo alla barriera, dove un ufficiale di frontiera ci si avvicina e molto gentilmente ci chiede se abbiamo il fatto il timbro all'ufficio frontiera di Mabanda: MA COME?! Da quando in qua la frontiera non è al confine?! Non abbiamo alternative: torniamo indietro, troviamo il famigerato ufficio, per nulla segnalato, sorrisoni ai funzionari, otteniamo i timbri e via di nuovo per arrivare prima dell'imbrunire. Il fuso orario gioca a nostro sfavore: in Tanzania sono un'ora avanti, e quando arriverremo la frontiera sarà chiusa, ma Alain ed io abbiamo grande fiducia nella nostra creatività. Appena scendiamo dall'auto Alain mi fa: "Ok, stiamo andando a Kasulu per tenere un seminario sul biogas, domattina." Gli sorrido e ci dirigiamo verso l'ufficiale di dogana: gli spieghiamo "...che ci sono 20 persone che domani mattino alle 8 ci aspettano a Kasulu presso il Teachers' College per questo seminario sul biogas organizzato dalla cooperazione tedesca in collaborazione con il governo tanzaniano e l'UNDP, che è per il bene del vostro paese e sarebbe un vero delitto se venisse annullato per un banale ritardo, per di più incolpevole!" Il tipo ci guarda perplesso, Alain ed io vorremmo convincerlo con un campione di biogas home made, ma ci tratteniamo: alla fine accetta, riapre l'ufficio e armato solo di una torcia elettrica cinese, compila tutti i registri fino a darci il sospirato visto (50$!). Simpaticamente ci chiede se non volessimo aggiungere qualcosa per il servizio extra: a differenza dei burundesi non lo pone come un ricatto, al che gli diamo volentieri 5$ di mancia. Usciamo contenti di essercela cavata così facilmente, ma invece veniamo nuovamente bloccati: l'ufficiale che deve dare l'autorizzazione per l'ingresso dell'auto è già rientrato a casa. Risfoderiamo supplicanti la storia del biogas, stile televendita, e facciamo chiamare a casa il tipo, che dormiva già: grugnisce seccato, ma alla fine è gentile e ci fa il servizio: 25$ e non chiede nemmeno l'extra! Incredibile: decidiamo di premiare tanta integrità con i 5$ che non ci ha estorto.
L'indomani visitiamo questo famoso Teachers' College per il quale son venuto fin qui: è la prima scuola della Tanzania ad aver installato un'antenna VSAT tipo la nostra, ancora nel 2002 e guess what: per l'elettricità usano il biogas prodotto dal letame di 10 vacche!
Partiamo per Kigoma, su di una stradaccia polverosa dove le buche non puoi evitarle, puoi solo sceglierle.

Guido e godo, mi sento un po' come in mountain bike in discesa, quando studio la traiettoria. Alain gode un po' meno, visto che l'auto è sua. Il paesaggio è molto cambiato e ci gustiamo le vaste distese tanzaniane, tagliate dalla strada che pare una cicatrice.
Il mattino seguente partiamo per il Gombe Stream National Park. È il più piccolo parco naturale della Tanzania, celebre perché ospita un centro di ricerca che studia gli scimpanzé nel loro habitat da più di 40 anni. È raggiungibile solo con la barca dei pescatori, in 3 ore.

All'entrata del parco ci accoglie una creatura che ha del fiabesco: una fatina grassottella e un po' goffa di quelle che sbagliano sempre la formula magica e finiscono per combinare sembre casini. Qualsiasi cosa diciamo, lei ride. Sarà lei ad accudirci per due giorni, nella guest house del parco: siamo gli unici due turisti presenti.
Il lago Tanganiyka al tramonto è liscio, placido, fresco a puntino... ci facciamo il bagno nudi, in fusione completa con la natura vergine: è davvero un peccato che non siamo gay. Mi allontano per gustarmi appieno l'abbraccio di madre natura alla quale offro tutto quanto posso offire mosso da una riconoscenza atavica, midollare, prerazionale: animale uomo.
Quando esco dall'acqua faccio il mona fingendomi uno scimmione: ricurvo, mi gratto allegramente il culo, senza accorgermi che pochi metri dietro di me sulla spiaggia, una ricercatrice il suo assistente stanno rientrando dalla loro giornata di osservazione etologica... Quando si dice "Non c'è una seconda occasione per dare la prima impressione"...
La mattina dopo di buonora partiamo con la guida alla ricerca degli scimpanzé: ci racconta che hanno il 98% del DNA uguale a quello umano, che una delle 3 comunità presenti nel parco è la popolazione animale studiata più a lungo, worldwide. Intanto ci stiamo addentrando nella giungla, che ci carezza, ci bagna le braccia e le cosce... è una vera e propria immersione. D'improvviso sentiamo un rumore strano, come una raffica sorda: sulla sommità di un albero scorgiamo una scimmia che saltando da un ramo all'altro ne ha scosso via l'acqua che ha rimbalzato sonoramente sulle foglie sottostanti. Che figo. Procediamo sul sentiero in salita sotto la pioggia per un paio d'ore: Lameck, la nostra gioviale guida, è in contatto radio con un "chimp-tracker" uno studioso del centro che segue quotidianamente gli spostamenti del branco degli scimpanzé... sentiamo le loro grida poco distanti: ci stiamo avvicinando. In silenzio procediamo, gli occhi tesi, le orecchie espanse. Eccolo! A terra, una massa nera sta allontanandosi da noi sotto il fogliame. Poco oltre troviamo il chimp-tracker con 2 ricercatori americani del centro (una mi conosce già, ahimé!): infreddoliti dentro il loro poncho stanno osservando 5 scimpanzé appollaiati su un grande albero.

Penso che debbano odiarci, noi turisti, che veniamo qui a turbare l'habitat naturale della comunità che stanno studiando. Invece dalla sua giovialità capisco che uno dei ricercatori non ne può più di annotare ogni 5 minuti 5 cosa stanno facendo gli scimpanzé, chi è vicino a chi, ecc. Chiacchierando mi spiega che questi nostri antenati - che nel frattempo scoreggiano in libertà - trombano dalle 5 alle 10 volte al giorno con partners diverse... Dannato 2%!

Riprendiamo la nostra escursione nella giungla e passiamo attraverso una comunità di babbuini: siamo circondati. I piccoli ci si avvicinano con lo stesso mix di paura e curiosità con cui noi ci avviciniamo con cautela ai loro genitori, che son belli grossi. Che emozione!


Dopo un po' di osservazione reciproca, ci lasciamo e procediamo oltre, nella foresta intricata, riscendendo verso il lago.


Arriviamo il quelli che sembrano essere i bassifondi della comunità dei babbuini: una "sfittinzia" approccia un tipo sul bancone del bar, solo per pavoneggiare le sue sexy chiappe rosa.

Tra gli altri avventori c'è chi abbocca eccitato...

... e chi invece, forse un po' bevuto, minaccia la rissa qualora qualcuno si avvicini alla sua bella, che si sa troppo bella per accontentarsi di lui solo...

Evoluzione?!
Riconquistiamo il campo base tra mille farfalle bellissime che ci svolazzano intorno in festa: fanno una tale allegria che mi rattrista pensare che anche in Europa un tempo ci devono essere state e le abbiamo sterminate.
Il mattino successivo, dopo l'ennesimo pasto a base di mukeke, il pesce popolo del lago, torniamo a Kigoma, stavolta con la barca piena di mukeke fresco fresco...

Il ritorno in Burundi è un vero Camel Trophy: la strada è disastrosa, piove di brutto e con l'auto livelliamo i 30cm di fango colloso interrotti da pozze profonde mezzo metro: per me che guidavo, un orgasmo assoluto. Per Alain, non proprio... Dopo 3 ore abbondanti a passo d'uomo e un paio di impantanamenti da cui siamo usciti solo grazie all'aiuto di alcuni ragazzotti locali - a pagamento, ovviamente - arriviamo sul rettilineo finale che sbocca sulla strada principale. C'è un cartello triangolare poco avanti a noi, che blocca l'accesso alla strada da dove noi faticosamente stiamo arrivando: "Però, che organizzazione! Hanno bloccato la strada per evitare che la gente rimanga impantanata!" Sì, sì, come no...

Non superare i 30kmh?! Una risata convulsiva ci coglie e scioglie la tensione accumulata.
Il ritorno a Bujumbura è molto tranquillo e piacevole: presto ci addentriamo nell'oscurità della notte come nei nostri segreti più intimi, che ci confessiamo vicendevolmente, quasi increduli di fronte alla fiducia reciproca che questi brevi ma intensi giorni ci hanno regalato.


2 Comments:
:)
Felice di leggerti felice!
Bacioni
Linda
By
Blulinda, at 12/06/07 12.04
Di sicuro non sono carino come Linda, ma mi ha fatto un mondo di piacere leggere un po' di arretrati :-)
Ciaooo!
L.
By
lorello, at 09/09/07 22.55
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