Crepuscolago

Il sole ci saluta di lontano, andandosene pacioso dietro la collina, e lascia il posto alla notte. Lei, con la stessa sapiente calma, si insedia, come un'elegante signora che nonostante l'età, porta ancora fiera i suoi colori, consapevole del suo fascino immortale. Il lago, suo tremulo specchio, zelante le si presta. E sono sagome scure, silhouette silenziose che popolano la scena: diligenti formazioni di ibis lisciano il cielo tra sbuffi di nuvole impassibili e distanti, mentre qualche piroga si muove con discrezione sul lago di mercurio. Poco sopra di loro, un martin pescatore si libra, nervosamente immobile prima di precipitarsi verso la superficie, che solo sfiora, quasi una finta, come se il freddo dell'acqua gli avesse fatto cambiare idea su quel tuffo già in corso, e in barba alla gravità se ne torna su, leggiadro e spavaldo. Intorno suoni, tanti suoni, e rumori: versi d'uccelli, tintinnii, scricchi, gracidii, fischi, fruscii... segni di vita nascosta, presenze invisibili. Saliamo cauti sul quel tronco scavato che ci dicono galleggi e seduti su cuscini di frasche fresche ci immergiamo ancor più in quella scena: i gomiti a pelo d'acqua, siamo cullati dallo sciabordio lento e regolare del remo che ci sospinge sempre più dentro a quel dipinto. Solchiamo chiazze di ninfee che carezzano il legno dello scafo, ruvidamente. Nessuno osa disturbare con i propri suoni il concerto in atto: puri ricettori, tentiamo di dissolverci in quell'estasi. Perfino il rumore del remo diventa fastidioso: è artificiale. SSSsss... silenzio: la piroga scivola sciolta, in sospensione sul mondo, e noi sospesi dal mondo. La volta del cielo è sempre più blu, più rotonda, più gonfia: si direbbe che la sottile falce della luna l'abbia incisa, come un minuscolo spiraglio verso un al di là di pura luce.
Di fronte a noi si staglia un isolotto che pullula di quei suoni misteriosi e irriconoscibili. Le piante che lo ricoprono sembrano stringersi come naufraghi su di una zattera sovraffollata, pericolosamente sporti verso il mare letale tutt'intorno. Tra di esse spiccano le palme: sono fontane nere, giganti zampilli affilati che trattengono il fiato, immobili. Mi volto e c'è un taglio nella tela: una lama di luce scinde il lago dalla riva, l'acqua dalla terra: "Oddio, si è scollato il fondo! Il lago precipita!". Ma invece la fessura si assottiglia, si rimargina lentamente fino a sparire ed è già tempo di ritornare con i piedi per terra.
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